
Eventi e cultura
“Il Complotto”: presentato a Bari il romanzo di Francesco Bellomo
la presentazione in una Feltrinelli gremita. Un resoconto sul libro edito da Piemme
Bari - mercoledì 2 aprile 2025
10.53
Nel pomeriggio del 26 marzo, il consigliere Francesco Bellomo ha presentato il suo romanzo dal titolo fortemente evocativo: "Il Complotto". A moderare il dibattito Massimiliano Scagliarini, vicedirettore della Gazzetta del Mezzogiorno. La sala della Feltrinelli di via Melo, a Bari, era colma di persone, intervenute ad ascoltare il consigliere, che non si è sottratto alle domande di chi era intervenuto: studenti, avvocati e anche comuni cittadini. La storia di Francesco Bellomo è ormai nota: un enfant prodige della magistratura, che a 27 anni viene assegnato alla Procura Generale presso la Corte d'appello di Caltanissetta per approdare – qualche anno più tardi alla magistratura amministrativa. Da consigliere di Stato salirà agli onori della cronaca a causa dei contratti di borsa di studio della sua scuola di preparazione al concorso in magistratura che, secondo le accuse, avrebbero indotto in uno stato di sudditanza psicologica e – in taluni casi - di depressione le studentesse dei corsi.
Dopo un'attenta lettura del romanzo, ne vengono fuori delle impressioni che ne vengono fuori sono contrastanti, quasi disturbanti: l'idea di Giustizia, che dovrebbe muovere ogni organo dell'apparato giudiziario, viene messa da parte, dimenticata, in una dinamica – per la verità – già vista quando si tratta di accanimento contro taluni magistrati (emblematici sono i casi di Luca Palamara, citato da Francesco Bellomo nel libro, e Luigi De Magistris). È frastornante sapere che, a volte, l'idea di Giustizia non viene applicata, anzi, non corrisponde per niente alla natura delle cose umane.
La vicenda mediatica si incastra con la vita intima di un magistrato, ma prima di tutto di un uomo, che ha visto la sua vita privata e il suo volto in prima pagina per svariati anni, sotto il costante giudizio del popolo, oltre che di quello della commissione disciplinare chiamata a esprimersi sulle accuse di una delle borsiste, presieduta dall'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e delle varie Procure in giro per l'Italia che per questioni di competenza, si sono avvicendate nel conoscere le accuse mosse contro il consigliere (tra le altre, estorsione e maltrattamenti familiari).
Si pongono tanti interrogativi, primo tra tutti: come si può imporre un contratto, notoriamente frutto di autonomia privata e massima espressione della libertà negoziale nell'ordinamento? Ne risulta una palese contraddizione che, d'altro canto, risulterà anche dall'istruzione probatoria dei vari procedimenti penali, che saranno mossi anche contro uno stretto collaboratore di Bellomo, Davide Nalin, anche lui punta di diamante della magistratura italiana.
Ad oggi, tutti questi procedimenti sono chiusi o si stanno concludendo in modo favorevole agli imputati, con buona pace di chi li aveva dipinti come molestatori, violenti, manipolatori, costruendo con una tecnica ormai consolidata nei media, i mostri, ancor prima che cominci il procedimento penale. Sono già stati condannati, senza possibilità di appello.
Ma, per fortuna, esiste un giudice a Berlino.
Di conseguenza, è naturale farsi delle domande sui processi mediatici, che spesso danneggiano tutte le parti in causa e anche chi è chiamato a decidere; sulle fughe di notizie e, corollario di tutto ciò, ci si interroga, in ultima istanza, sull'imparzialità di chi giudica, fondando le basi di quel complotto di cui i confini, per certi versi, non sono ancora stati del tutto delineati ma che, ad un occhio attento, non possono sicuramente sfuggire.
Dopo un'attenta lettura del romanzo, ne vengono fuori delle impressioni che ne vengono fuori sono contrastanti, quasi disturbanti: l'idea di Giustizia, che dovrebbe muovere ogni organo dell'apparato giudiziario, viene messa da parte, dimenticata, in una dinamica – per la verità – già vista quando si tratta di accanimento contro taluni magistrati (emblematici sono i casi di Luca Palamara, citato da Francesco Bellomo nel libro, e Luigi De Magistris). È frastornante sapere che, a volte, l'idea di Giustizia non viene applicata, anzi, non corrisponde per niente alla natura delle cose umane.
La vicenda mediatica si incastra con la vita intima di un magistrato, ma prima di tutto di un uomo, che ha visto la sua vita privata e il suo volto in prima pagina per svariati anni, sotto il costante giudizio del popolo, oltre che di quello della commissione disciplinare chiamata a esprimersi sulle accuse di una delle borsiste, presieduta dall'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e delle varie Procure in giro per l'Italia che per questioni di competenza, si sono avvicendate nel conoscere le accuse mosse contro il consigliere (tra le altre, estorsione e maltrattamenti familiari).
Si pongono tanti interrogativi, primo tra tutti: come si può imporre un contratto, notoriamente frutto di autonomia privata e massima espressione della libertà negoziale nell'ordinamento? Ne risulta una palese contraddizione che, d'altro canto, risulterà anche dall'istruzione probatoria dei vari procedimenti penali, che saranno mossi anche contro uno stretto collaboratore di Bellomo, Davide Nalin, anche lui punta di diamante della magistratura italiana.
Ad oggi, tutti questi procedimenti sono chiusi o si stanno concludendo in modo favorevole agli imputati, con buona pace di chi li aveva dipinti come molestatori, violenti, manipolatori, costruendo con una tecnica ormai consolidata nei media, i mostri, ancor prima che cominci il procedimento penale. Sono già stati condannati, senza possibilità di appello.
Ma, per fortuna, esiste un giudice a Berlino.
Di conseguenza, è naturale farsi delle domande sui processi mediatici, che spesso danneggiano tutte le parti in causa e anche chi è chiamato a decidere; sulle fughe di notizie e, corollario di tutto ciò, ci si interroga, in ultima istanza, sull'imparzialità di chi giudica, fondando le basi di quel complotto di cui i confini, per certi versi, non sono ancora stati del tutto delineati ma che, ad un occhio attento, non possono sicuramente sfuggire.