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La "stanza di ascolto riservato" in Questura
Vita di città

Inaugurata in Questura a Bari la “stanza di ascolto riservato”

Presenti al taglio del nastro il Procuratore della Repubblica, il Prefetto e il Questore di Bari

È stata inaugurata nella giornata di oggi – 26 marzo – la "stanza di ascolto riservato" che verrà destinata alle vittime di violenza di genere o comunque alle vittime vulnerabili, come i minori. La cerimonia di inaugurazione ha avuto luogo alla presenza del Procuratore della Repubblica, del Prefetto e del Questore di Bari. Il taglio del nastro è stato effettuato dal Questore di Bari, successivamente è stata impartita una benedizione da Don Mimmo Memoli.

La stanza si mostra piccola, calda e accogliente, disseminata di vari giochi: dal peluche di Mickey Mouse, al bambolotto, a peluche di vario genere, fino anche ad un tavolino per far accomodare i più piccoli.

Un modo questo per rendere il luogo di ascolto il più rassicurante possibile non solo per le donne che vi si presentano, ma anche per i bambini che le accompagnano. I giochi sono stati donati da Bianca, la figlia di un membro della Polizia di Stato, il dott. Corazzini.
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All'interno della stanza le vittime che subiscono disagi e paure potranno confrontarsi con un personale qualificato che accoglierà con cura e riservatezza le segnalazioni delle stesse, con l'obiettivo di agire tempestivamente nelle situazioni di rischio.

Di seguito le dichiarazioni di Massimo Gambino, Questore di Bari.

Come è nata l'idea di questa stanza?
"La stanza tutta per sé è una stanza rosa o come la vogliamo chiamare per cui si attiva da tempo il dipartimento della pubblica sicurezza e porta avanti sul territorio nazionale. Noi oggi l'abbiamo realizzata qua in Questura ed è un progetto che rientra anche in quello che è il protocollo che recentemente è stato siglato in Prefettura dove il Prefetto invitava ad attrezzarsi con ulteriori spazi dedicati proprio per queste situazioni".

Cosa ci può dire in merito ai numeri sulle violenze?
"I numeri sono in aumento, i primi due mesi di quest'anno fanno già registrare un leggero aumento ulteriore rispetto a quelli che erano gli aumenti già nel 2024 di reati connessi alla violenza di genere. Tenete conto che io ho già emesso 17 ammonimenti dal 1° gennaio ad oggi, che non sono pochi – se si tiene conto che avevamo chiuso l'anno precedente con 69/70 ammonimenti. Quindi il trend purtroppo è in aumento, però è anche vero che la richiesta di ammonimento sta a significare che c'è una consapevolezza da parte delle persone che subiscono a denunciare o a segnalare i fatti che poi portano ai provvedimenti".

Parla Roberto Rossi, procuratore della Repubblica di Bari.

Quali dinamiche portano, a suo parere, a tali situazioni di violenza?
"Difficile riuscire ad individuare quali sono le reali dinamiche, quindi bisogna sapere ascoltare, creare queste tipologie di sale di ascolto è veramente un passo prezioso".

Stanno aumentando le denunce?
"Stanno aumentando sì, c'è anche qui – ovviamente - una percentuale di denunce strumentali, ma la stragrande maggioranza sono denunce fondate e sul quale ormai c'è una risposta rapida e efficace".

Le violenze denunciate si presentano principalmente all'interno delle mura domestiche?
"La maggioranza è nelle mura domestiche, però anche nei luoghi professionali, lì è più nascosto, su questo credo bisogna fare dei passi avanti, quindi non solo nelle mura domestiche, ma anche nei luoghi professionali, con violenze più sottili, meno eclatanti rispetto alla violenza domestica, ma altrettanto incisive sulla libertà da autodeterminazione delle donne".

Chi commette questi reati, spesso rimane a piede libero?
"La giustizia quando arriva, arriva sempre dopo che vengono commessi i reati. Il problema è che bisogna creare una situazione culturale in cui non si creino reati. È ovvio che la giustizia – per quanto può essere veloce – deve sempre intervenire dopo che è stato commesso il reato" - termina il procuratore affermando la necessità di una rivoluzione culturale nel rapporto uomo-donna.
  • questura di bari
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