La conferenza stampa a Bari
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Cronaca

Mafia, droga e armi: così il boss Misceo comandava dal carcere

Partivano dal carcere napoletano di Secondigliano gli ordini per gestire le attività criminali tra Bari e la sua provincia

«Il problema è che il telefono in carcere non deve entrare, ma su questo fanno tutti orecchie da mercante». L'ha detto, in conferenza stampa a Bari, il procuratore aggiunto e coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Francesco Giannella, sull'attività che ha portato a 22 arresti nel clan Misceo di Noicattaro.

Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga, detenzione illecita di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori e tre tentati omicidi, tutti aggravati dall'agevolazione mafiosa. Proprio il capoclan Giuseppe Misceo avrebbe controllato le attività del suo clan dal carcere di Secondigliano in cui è tuttora detenuto. Quello della grande presenza dei cellulari è un dato che «ci dicono tutti», ha sottolineato il pubblico ministero antimafia Fabio Buquicchio.

«Non c'è neanche bisogno di corrompere il personale, perché arrivano coi droni». Uno di questi sarebbe stato usato dal boss Misceo, uno dei vecchi capibastone del quartiere San Paolo di Bari, conosciuto negli ambienti come «Peppino il fantasma». Dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, infatti, è stato accertato il «collegamento stabile» con la città di Noicattaro che il capoclan aveva, con l'uso del cellulare, dal carcere di Secondigliano, dove è recluso con fine pena 2069.

Il clan, come ha detto il procuratore aggiunto e coordinatore antimafia Giannella, ha una «grande capacità organizzativa» ed è in grado di esercitare un «controllo del territorio capillare, ostentato con presenza fissa e visibile nei territori, anche in zone molto frequentate, generando l'assoggettamento e l'omertà nei cittadini».
  • Giuseppe Misceo
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