
Attualità
Topolino parla "male" barese, Fanelli: «Non si capisce nulla»
Il presidente del circolo Acli Delfino e memoria storica di usi e tradizioni della città vecchia analizza per noi l'albo
Bari - giovedì 3 aprile 2025
10.46
Topolino parla barese nell'albo speciale uscito in edicola nella giornata di ieri, ma non mancano le critiche su come il barese è stato scritto nei balloon. Ad occuparsi della traduzione in barese è stata la professoressa Maria Carosella, docente di Linguistica e Dialettologia di UniBa, coadiuvata dai dizionari e dalla bibliografia sul dialetto barese, nonché da informatori, giovani e meno giovani, che le hanno confermato termini, frasi idiomatiche e modi di dire o suggerito altri più diffusi o più calzanti. «Un'operazione culturale unica che celebra la nostra ricchezza linguistica» la definiscono dall'università. Ma c'è chi storce il naso davanti a quanto si legge nelle tavole.
Michele Fanelli, presidente del circolo Acli Dalfino della città vecchia, e memoria storica della cultura barese, sottolinea: «L'idea è carina, però visto che credo sia un albo indirizzato ai bambini, posso dire che di quel dialetto non si capisce nulla. Se il pubblico per cui è stato pensato sono i bambini avrebbe dovuto essere scritto in un dialetto più leggibile o almeno scritto secondo alcuni canoni che possano permettere loro di imparare».
Fanelli non si limita a criticare la poca leggibilità delle vignette, e va oltre, analizzando alcune mancanze: «Noi abbiamo la e muta nel nostro dialetto, che si scrive ma non si legge, come in francese. Ma questo non c'è». E conclude: «La trovo un'aggiunta anche un po' forzata, sarebbe stato più carino se anche nelle immagini ci fosse stata anche una "caricatura" della città, sarebbe stato più attinente. Ribadisco, l'idea in sé è positiva però il resto francamente non lo condivido».
Michele Fanelli, presidente del circolo Acli Dalfino della città vecchia, e memoria storica della cultura barese, sottolinea: «L'idea è carina, però visto che credo sia un albo indirizzato ai bambini, posso dire che di quel dialetto non si capisce nulla. Se il pubblico per cui è stato pensato sono i bambini avrebbe dovuto essere scritto in un dialetto più leggibile o almeno scritto secondo alcuni canoni che possano permettere loro di imparare».
Fanelli non si limita a criticare la poca leggibilità delle vignette, e va oltre, analizzando alcune mancanze: «Noi abbiamo la e muta nel nostro dialetto, che si scrive ma non si legge, come in francese. Ma questo non c'è». E conclude: «La trovo un'aggiunta anche un po' forzata, sarebbe stato più carino se anche nelle immagini ci fosse stata anche una "caricatura" della città, sarebbe stato più attinente. Ribadisco, l'idea in sé è positiva però il resto francamente non lo condivido».