
Calcio
Prima brilla, poi si scioglie. Il Bari è come neve al sole
A Carrara una sconfitta inspiegabile. E Longo scarica la responsabilità sui tifosi
Bari - lunedì 31 marzo 2025
Il talento di passare dal riflettere la luce a sciogliersi è cosa rara, per molti versi inspiegabile. Così come inspiegabile continua a essere il campionato del Bari, attanagliato nella morsa della mediocrità. La sconfitta per 2-1 in casa della Carrarese, con l'ennesima rimonta subita in questa stagione illeggibile, dimostra come la squadra di mister Longo sia neve al sole: nel primo tempo brilla, passa meritatamente in vantaggio e crea i presupposti per una vittoria che sarebbe stata di platino, poi al termine della prima frazione si fa agganciare, per poi squagliarsi totalmente nella ripresa, trovando la sconfitta contro un'avversaria che non è mai apparsa irresistibile o ingiocabile.
E inspiegabile è tutto l'andamento della gara, culminato con una sconfitta piena di perché e di questioni irrisolte. L'unica certezza, al momento, è che il Bari torna ancora all'esterno del perimetro dei playoff, l'obiettivo (di per sé inconcludente) dichiarato a inizio stagione dal presidente Luigi De Laurentiis, e che adesso appare tutto meno che solidamente nelle mani dei galletti. Non raggiungerlo, tra sette giornate, tratteggerebbe i contorni di un fallimento senza repliche, per squadra e soprattutto società.
Prestando l'orecchio al "vox populi" di queste due settimane di pausa, Longo sceglie il 3-4-2-1, con Falletti e Pereiro alle spalle di Bonfanti, e la rinuncia a Maggiore, uno dei pochi che nel recente periodo si è distinto per continuità di prestazioni. In qualche modo, il Bari trova il meritato vantaggio con Simic, sfruttando gli sviluppi dei calci da fermo che mai come questa volta sono apparsi un'arma preziosa nell'arsenale di Longo. L'opzione del doppio trequartista, però, convince a metà: Falletti fa tanto raccordo tra i reparti, ma praticamente non si rende mai pericoloso, Pereiro mette in mostra il suo piede raffinatissimo, ma sul piano del dinamismo è pressoché inesistente.
Ecco, quindi, che proprio da una palla persa dall'uruguaiano viene fuori il pareggio dei toscani di Calabro, che passano con un ribaltamento di fronte dall'inconsistenza alla riscossa: imbucata per Finotto, palla a rimorchio per Torregrossa che con il piattone mancino batte Radunovic, uno dei pochi protagonisti in positivo della gara del Bari. È l'ennesima amnesia della squadra di Longo, che paga un'inspiegabile insicurezza unita a una forma fisica precaria.
Il combinato disposto tra fragilità mentale e poca brillantezza atletica si manifesta appieno a inizio ripresa, quando Guarino (prodotto del vivaio biancorosso) di testa disegna la parabola che infila la porta del Bari e, nei fatti, chiude la partita. Longo le prova un po' tutte, per correggere uno schieramento in campo che - allo stato attuale delle cose - il Bari non può sostenere. Gli ingressi di Novakovich, Lasagna, Maggiore e Bellomo tentano di vivacizzare la manovra e di rendere più pericolosi i galletti lì davanti, ma è solo il centrocampista ex Salernitana a battere un colpo in pieno recupero, con un colpo di testa che finisce di poco fuori, su cross proprio di Bellomo.
Il resto della ripresa è scena muta per la compagine di Longo, incapace di venire fuori dalla spirale negativa. Sarebbe anche abbastanza così, ma il mister (per la prima volta) decide anche di sbagliare l'unica cosa che - in questo momento - non andrebbe sbagliata: la comunicazione. «È una questione mentale, viviamo l'episodio negativo come un macigno. La squadra viene fischiata da un mese, i ragazzi sanno la responsabilità di dover riuscire a trovare il playoff». Peggio la toppa del buco, se per spiegare il rendimento sconfortante della squadra il tecnico sceglie di puntare il dito contro i tifosi, anche ieri accorsi in oltre 500 a Carrara (non esattamente dietro l'angolo).
Vero, la squadra viene fischiata da un po', ma solo quando l'arbitro dice che può bastare con uno spettacolo a tratti imbarazzante, che chiama i fischi di una tifoseria giustamente esigente, e abituata a lottare per obiettivi più concreti rispetto a una indefinita partecipazione ai playoff, peraltro neanche così scontata alla luce dei risultati attuali. Longo, da persona intelligente quale è, non potrà fare a meno di rilevare il cortocircuito logico in cui è andato a finire, scambiando gli effetti (i fischi) con le cause (i risultati e le prestazioni di una squadra in balia delle onde).
Un loop pericoloso, da cui si può uscire solo invertendo la rotta discendente intrapresa da dicembre in poi, con pochissimi lampi a rischiarare un buio (di gioco e di carattere) per il resto ininterrotto. I prossimi impegni, negli scontri diretti con Catanzaro e Palermo, diranno tutta la verità o quasi sulle reali potenzialità della squadra biancorossa, lì dove sulle concrete ambizioni societarie e sulle effettive responsabilità di un campionato così mediocre continua a essere imposto un velo impenetrabile.
E inspiegabile è tutto l'andamento della gara, culminato con una sconfitta piena di perché e di questioni irrisolte. L'unica certezza, al momento, è che il Bari torna ancora all'esterno del perimetro dei playoff, l'obiettivo (di per sé inconcludente) dichiarato a inizio stagione dal presidente Luigi De Laurentiis, e che adesso appare tutto meno che solidamente nelle mani dei galletti. Non raggiungerlo, tra sette giornate, tratteggerebbe i contorni di un fallimento senza repliche, per squadra e soprattutto società.
Prestando l'orecchio al "vox populi" di queste due settimane di pausa, Longo sceglie il 3-4-2-1, con Falletti e Pereiro alle spalle di Bonfanti, e la rinuncia a Maggiore, uno dei pochi che nel recente periodo si è distinto per continuità di prestazioni. In qualche modo, il Bari trova il meritato vantaggio con Simic, sfruttando gli sviluppi dei calci da fermo che mai come questa volta sono apparsi un'arma preziosa nell'arsenale di Longo. L'opzione del doppio trequartista, però, convince a metà: Falletti fa tanto raccordo tra i reparti, ma praticamente non si rende mai pericoloso, Pereiro mette in mostra il suo piede raffinatissimo, ma sul piano del dinamismo è pressoché inesistente.
Ecco, quindi, che proprio da una palla persa dall'uruguaiano viene fuori il pareggio dei toscani di Calabro, che passano con un ribaltamento di fronte dall'inconsistenza alla riscossa: imbucata per Finotto, palla a rimorchio per Torregrossa che con il piattone mancino batte Radunovic, uno dei pochi protagonisti in positivo della gara del Bari. È l'ennesima amnesia della squadra di Longo, che paga un'inspiegabile insicurezza unita a una forma fisica precaria.
Il combinato disposto tra fragilità mentale e poca brillantezza atletica si manifesta appieno a inizio ripresa, quando Guarino (prodotto del vivaio biancorosso) di testa disegna la parabola che infila la porta del Bari e, nei fatti, chiude la partita. Longo le prova un po' tutte, per correggere uno schieramento in campo che - allo stato attuale delle cose - il Bari non può sostenere. Gli ingressi di Novakovich, Lasagna, Maggiore e Bellomo tentano di vivacizzare la manovra e di rendere più pericolosi i galletti lì davanti, ma è solo il centrocampista ex Salernitana a battere un colpo in pieno recupero, con un colpo di testa che finisce di poco fuori, su cross proprio di Bellomo.
Il resto della ripresa è scena muta per la compagine di Longo, incapace di venire fuori dalla spirale negativa. Sarebbe anche abbastanza così, ma il mister (per la prima volta) decide anche di sbagliare l'unica cosa che - in questo momento - non andrebbe sbagliata: la comunicazione. «È una questione mentale, viviamo l'episodio negativo come un macigno. La squadra viene fischiata da un mese, i ragazzi sanno la responsabilità di dover riuscire a trovare il playoff». Peggio la toppa del buco, se per spiegare il rendimento sconfortante della squadra il tecnico sceglie di puntare il dito contro i tifosi, anche ieri accorsi in oltre 500 a Carrara (non esattamente dietro l'angolo).
Vero, la squadra viene fischiata da un po', ma solo quando l'arbitro dice che può bastare con uno spettacolo a tratti imbarazzante, che chiama i fischi di una tifoseria giustamente esigente, e abituata a lottare per obiettivi più concreti rispetto a una indefinita partecipazione ai playoff, peraltro neanche così scontata alla luce dei risultati attuali. Longo, da persona intelligente quale è, non potrà fare a meno di rilevare il cortocircuito logico in cui è andato a finire, scambiando gli effetti (i fischi) con le cause (i risultati e le prestazioni di una squadra in balia delle onde).
Un loop pericoloso, da cui si può uscire solo invertendo la rotta discendente intrapresa da dicembre in poi, con pochissimi lampi a rischiarare un buio (di gioco e di carattere) per il resto ininterrotto. I prossimi impegni, negli scontri diretti con Catanzaro e Palermo, diranno tutta la verità o quasi sulle reali potenzialità della squadra biancorossa, lì dove sulle concrete ambizioni societarie e sulle effettive responsabilità di un campionato così mediocre continua a essere imposto un velo impenetrabile.